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HOMOLOGIA – Festival RED

Rocco Manfredi e Riccardo Reina

SEGNALAZIONE SPECIALE AL PREMIO SCENARIO 2015

Compagnia Dispensa Barzotti
Con Rocco Manfredi e Riccardo Reina
Regia Alessandra Ventrella
Ideazione luci Emiliano Curà
Suono Dario Andreoli
Residenze artistiche UOT-Teatro alla Corte; Teatro delle Briciole
Photo Gloria Soverini
Poster Andrea Bovaia

L’antropologo inglese Daniel Miller ha pubblicato nel 2008 “Cose che parlano di noi. Un antropologo a casa nostra”, una raccolta di ritratti scritti dopo essere stato nelle case degli abitanti di una strada di Londra. George è il protagonista del primo racconto intitolato “Vuoto”.
«[…] Con George non si riusciva a sfuggire alla conclusione che si trattava di un uomo in attesa che il suo tempo sulla terra terminasse, ma che all’età di settantacinque anni non aveva ancora veduto la sua vita iniziare. E, quel che è peggio, lo sapeva.»
Un eterno silenzio scandito dall’abitudine. Un anziano, solo, in un perenne dormiveglia che lo fa procedere per inerzia in un congegno meccanico
che sembra non potersi arrestare. L’uomo si trascina nei corridoi della sua casa vuota per ritornare sempre sulla stessa poltrona.
Gli unici contatti con il mondo esterno sono le parole della televisione e gli inserti dei giornali. Oggi però non è un giorno come tutti gli altri
ma l’uomo non se ne ricorda nemmeno. Un’altra immagine di se stesso sembra prendere vita e risvegliare questo corpo intorpidito.
La luce irrompe, le ombre si moltiplicano, i confini tra realtà e immaginazione si fanno sempre più labili. Il congegno meccanico di questa esistenza senza fine
inizia a perdere pezzi, rivelandosi per quello che è. Si può rompere questo meccanismo?

Benvenuti a Homologia.

Homologia è allo stesso tempo «studio dell’uomo» e «studio di ciò che si ripete identico». Homologia è una visione telescopica che procede dall’uomo in direzione dell’uomo tentandone una radiografia dettagliata. Una grande illusione. Una festa impossibile e centinaia di tentativi falliti.
Una casa dove si svelano porte di accesso a stanze piene di sorprese, specchi dimenticati e scale che conducono nell’abisso.
Il volto che ci guida tra i corridoi sembra costringersi in una maschera capace di un’unica espressione: un essere inanimato
in un mondo di cose animate, un essere finto, dozzinale, scadente.