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IL PIFFERAIO MAGICO

liberamente tratto dal testo di R. Browning
elaborazione drammaturgica e regia Giacomo vallozza 
con Giacomo Vallozza, Fausto Roncone e Tommaso Di Giorgio 
musiche originali Giorgio Bafile 
pupazzi Danny Ferrari 
luci e suono Pierpaolo Di Giulio

 

La storia, nota a grandi e piccini, ha un’amara conclusione. Il sindaco e gli abitanti del paese di Hamelin vengono puniti per le loro cattive azioni e la punizione consiste in una delle più crudeli trovate delle fiabe di tutti i tempi: la scomparsa dei bambini, quindi della creatività, dello stupore, valori a cui l’umanità deve far riferimento per liberarsi dall’inevitabilità degli eventi (guerre, distruzioni, sfruttamento, intolleranza). Vi sono naturalmente tutti gli elementi costitutivi della fiaba: il tempo indefinito (il c’era una volta), gli antagonisti della fiaba, l’elemento negativo rappresentato dal sindaco, ovvero l’arroganza del potere e la viltà del popolino/massa che rifiuta le proprie responsabilità e accetta indistintamente le decisioni prese dai vertici; e l’elemento positivo, rappresentato dal pifferaio, che non è un principe azzurro ma un’artista di strada, un personaggio misterioso, un “diverso”; quindi la “crisi drammatica” nella presenza ad Hamelin di milioni di topi, la loro cacciata ad opera del pifferaio e poi le promesse non mantenute da parte dei potenti (vedi politici). Infine, la punizione, inaspettata, crudele. Ma, diversamente da tante altre fiabe, la punizione è a tempo indefinito e la colpa mai espiata. Crediamo che gli abitanti di Hamelin abbiano patito abbastanza e quindi abbiamo voluto offrire una possibilità di salvezza; una soluzione all’evento irrisolto, che mantenendo il linguaggio fiabesco, riportasse la vita ad Hamelin, introducendo il sogno, l’utopia, di cui abbiamo ancora bisogno nonostante (o proprio per?) i livelli supertecnologizzati della nostra epoca. Finale a sorpresa dunque nel paese dei bambini.


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